Disprassia visiva: la riabilitazione visiva


La riabilitazione visiva Metodo Stazzi utilizza ad esempio il sistema visivo e la localizzazione del corpo nello spazio per il miglioramento delle abilità visive.

Si propone nei soggetti che presentano difficoltà visive di fissazione, anomalie dei movimenti oculari e di orientamento nello spazio, anche in assenza di difetti della vista e patologie oculari.

Tali difficoltà spesso sono accompagnate da affaticabilità, ridotta capacità attentiva, visione confusa e/o fluttuante, perdita della riga nella lettoscrittura, difficoltà a copiare dal lontano al vicino, posizioni anomale del capo, impaccio motorio.

Per la riabilitazione è importante ad esempio la valutazione di messa a fuoco ottimale e la riabilitazione di questa funzione che rappresenta un prerequisito importante per tutte le altre aree per allenare il soggetto a lavorare a diverse distanze focali, avvicinando e allontanando gradualmente i target visivi proposti. A questo training si associa quello della riabilitazione della fissazione, con l’obiettivo di prolungarne i tempi di mantenimento. L’area più importante ai fini della lettura è quella della riabilitazione delle saccado e del movimento saccadico e alla riabilitazione dell’effetto crowding – affollamento visivo- in questi casi si inizia ad esempio da una riabilitazione di target vicini tra loro in condizione facilitata fino ad arrivare a pattern più complessi e più strutturati.

I SINTOMI DELLA DISPRASSIA VISIVA
I sintomi non si manifestano in modo omogeneo e costante in tutti i bambini, ma c’è una variabilità individuale in termini di gravità e caratteristiche. Nei primi anni si vita il bimbo avrà un ritardo nel raggiungimento delle tappe funzionali motorie e visuo-motorie.

Quindi il bambino disprattico acquisirà le proprie competenze motorie, come ad esempio potrebbe adottare la posizione seduta ed il camminare, successivamente rispetto ai suoi coetanei; in altri casi questi aspetti potrebbero essere solo sfumati ma raggiunti secondo le tappe neuroevolutive. Ogni caso è a sé. Il movimento presenterà inoltre difficoltà di coordinazione, scarso equilibrio e goffaggine. La difficoltà può interessare tutto il corpo in modo generalizzato oppure coinvolgere alcuni distretti corporei e funzioni. Il QI- livello cognitivo è generalmente nella norma, quindi di bambini con un’intelligenza nella media, in cui si viene a creare una discrepanza tra ciò che potenzialmente sono in grado di apprendere e la possibilità di metterlo in atto. Questo interferisce con la qualità della vita, causando difficoltà nelle varie attività quotidiane.

COS’È LA DISPRASSIA

La disprassia è un disturbo congenito o acquisito in età precoce che determina difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente utilizzati nelle attività quotidiane (ad es. vestirsi, svestirsi, allacciarsi le scarpe) e nel compiere gesti espressivi (che servono a comunicare emozioni, stati d’animo). Inoltre risulta limitata o difficoltosa la capacità di compiere sia gesti transitivi (che comportano l’uso di un oggetto, abilità manuali…) che intransitivi (non rivolti ad un oggetto, a contenuto prevalentemente simbolico…).
La disprassia è un disturbo evolutivo della coordinazione motoria – Dcd Disprassia- caratterizzata dalla difficoltà nel compiere, programmare ed eseguire movimenti volontari e coordinati. Le prestazioni motorie dei bambini con diagnosi di disprassia sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età.

Nella maggior parte dei casi l’attività motoria è guidata dalla visione ma nei disprassici risulta disfunzionale la programmazione dell’atto motorio, visuo-motorio, visuo-percettivo e visuo-spaziale. I movimenti oculari di esplorazione richiedono un controllo volontario dei muscoli oculari per fornire un feedback visivo accurato.

La disprassia di sguardo (o visiva) è definita come l’incapacità a spostare volontariamente gli occhi verso oggetti d’interesse con conservazione dei movimenti spontanei di sguardo, a riposo, al di fuori delle richieste e delle intenzioni di guardare (random eye movements). Il bambino disprassico presenta difficoltà a fissare in modo prolungato un oggetto fermo o in movimento con perdite di fissazione, adotta posizioni compensatorie del capo nel tentativo di fissare meglio o sguardo sfuggente. Da studi è emerso che questi bambini presentano deficit di stabilità nei compiti di fissazione e dei movimenti di inseguimento. I soggetti disprassici, pur presentando dei processi oculomotori intatti, commettono maggior numero di errori nei movimenti oculari, mostrando scarsa inibizione nei riflessi visuo-motori e visuo-attentivi.

Il disprattico, gli apprendimenti e l’apprendimento scolastico.
Il disprattico che deve approcciarsi agli apprendimenti scolastici ha diverse difficoltà e fatiche scolastiche, la scrittura potrebbe risultare deficitaria in quanto richiede la programmazione e la coordinazione di movimenti fini precisi, che devono essere prima elaborati e successivamente messi in atto. Inun soggetto in cui questi aspetti sono compromessi l’intero processo risulta difficoltoso, rendendo quasi inaccessibile in taluni casi la scrittura manuale. Può essere coinvolta anche la capacità di lettura: i movimenti oculari e non si presentano non fluidi e discontinui, ponendo il bambino in difficoltà nell’orientare lo sguardo man mano che prosegue nella lettura. Può presentare fatica a seguire la riga, può saltare lettere e parole. Questo si associa a difficoltà nella comprensione, in quanto non riuscendo a leggere correttamente quanto scritto non può accedere al significato e alla rappresentazione mentale dell’immagine visiva – EMBODIED VISION.

Tutto questo porta con sé un senso di frustrazione, di inadeguatezza, di esclusione e di isolamento sociale che possono poi evolversi in problemi comportamentali.

Disprassia: percorsi riabilitativi e strumenti compensativi
La Disprassia è una condizione patologica permanente se non riabilitata, per la quale non si può prevedere una completa scomparsa della sintomatologia se non viene riabilitata e sostenuta passo passo. Mancando le tappe di acquisizione degli automatismi ad esempio visivi vanno a rallentarsi le acquisizioni delle funzioni di alto livello. È fondamentale mettere in atto degli interventi di riabilitazione visiva precoce per migliorare la condizione del soggetto e sostenerlo nell’acquisizione delle tappe neuroevolutive.

L’approccio multidisciplinare e la riabilitazione visiva ortottica con l’ortottista è l’unica soluzione possibile per affrontare in maniera efficace la disprassia visiva, con interventi personalizzati a supporto dei piccoli pazienti.

Percorsi Riabilitativi Metodo Stazzi sono volti a supportare la performance motoria del bambino, per aiutarlo a svolgere le attività quotidiane ed ottimizzare la sua qualità di vita.

A tale scopo sono previsti interventi di terapia visiva con l’ortottista. In caso di disprassia generalizzata si affianca anche la riabilitazione neuropsicomotoria, logopedica, neuropsicologica, occupazionale… secondo le aree di interesse. Ad esempio nella terapia neuropsicomotoria si va ad agire all’interno di un contesto di gioco, partendo dai punti di forza del bambino e sfruttandoli per fornire degli schemi di movimento più funzionali ed ecologici. In quella logopedica si elaborano e trasmettono strategie per affrontare gli apprendimenti scolastici.

Nella terapia ortottica si potenziano le abilità visive in modo globale partendo dall’aspetto visuo-motorio, passando poi all’aspetto visuo-percettivo e visuo-spaziale. In tutte le forme di disprassia è fondamentale una riabilitazione visiva che intervenga sulla fissazione, sulla motilità oculare, sull’attenzione visiva e sulle abilità visuo – spaziali…

Dott.ssa Marina Stazzi, ortottista

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